Stop al pagamento delle rette RSA per i malati di Alzheimer
Cassazione: stop al pagamento delle rette RSA per i malati di Alzheimer
Dopo 6 anni di ricorsi, l’avvocato parmigiano Franchi la spunta “Ora serve una legge, è un problema che guarda 1 milione di pazienti”
PARMA - Dopo oltre 6 anni, si riapre la battaglia legale portata avanti con determinazione dall’avvocato parmigiano Giovanni Franchi per conto di un cittadino milanese che chiedeva che il Servizio Sanitario Nazionale si facesse carico delle rette pagate per il ricovero della anziana madre affetta da Alzheimer, e nel frattempo mancata, presso la struttura milanese "Casa per coniugi". La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha accolto infatti il ricorso presentato dal legale su mandato del signor Marco Gaito, ribaltando la decisione della Corte d’Appello di Milano che aveva confermato la partecipazione economica del paziente alle spese di ricovero presso una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA). La nuova sentenza riveste una importanza fondamentale: sono oltre 1 milione, infatti, i malati di Alzheimer in Italia e oltre 3 milioni le persone che in Italia sono quotidianamente coinvolte nella loro assistenza. La vicenda legale era cominciata nel gennaio del 2018 quando il signor Gaito si era opposto a un decreto ingiuntivo che gli intimava il pagamento di €22.031,04 più interessi di mora a favore di PRO.GES. Soc. Coop Sociale, per le rette di ricovero della madre presso la struttura "Casa per coniugi". Sia il Tribunale di Milano che la Corte d'Appello avevano respinto l'opposizione del signor Gaito ponendo a carico del signor Gaito il 50% dei costi delle rette e le spese processuali delle varie parti chiamate in causa (PRO.GES, ATS Milano e Regione Lombardia). Gaito, assistito dall’avvocato parmigiano Giovanni Franchi, un punto di riferimento in Italia per la tutela dei diritti dei consumatori, non si era dato per vinto però, ed a quel punto era ricorso in Cassazione, che ora gli ha dato ragione. La Suprema Corte ha sottolineato come, secondo la giurisprudenza consolidata, le prestazioni socio-assistenziali per pazienti affetti da malattie ingravescenti come l'Alzheimer e la demenza senile devono essere considerate inscindibilmente connesse alle prestazioni sanitarie, un legame che implica che l'intero costo di permanenza nelle RSA debba gravare sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN): non solo i costi relativi alle cure sanitarie, dunque, ma anche quelli, molto onerosi, di ricovero e assistenza presso le RSA. Secondo la Cassazione, infatti, le cure sanitarie prevalgono sulle prestazioni assistenziali, in linea con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla legge n. 730 del 1983; i giudici di appello, invece, avevano considerato le cure ricevute dalla madre come prevalentemente assistenziali, ponendo a carico del signor Gaito parte dei costi. Il caso torna ora alla Corte d’Appello di Milano per un nuovo esame, segnando un passo importante nella tutela dei diritti delle famiglie che assistono pazienti affetti da patologie gravi e croniche, e garantendo una maggiore chiarezza sull'accesso alle cure gratuite. “Siamo molto soddisfatti per questa sentenza che consolida ulteriormente una giurisprudenza sempre più affermata secondo la quale, quando sono necessarie prestazioni sanitarie connesse all’infermità, nulla è dovuto, a titolo di retta di ricovero nelle RSA pubbliche o private convenzionate, dalla persona affetta da Alzheimer o da demenza e dal parente che ha sottoscritto il contratto. Ciò detto – osserva l’avv. Giovanni Franchi, che è anche presidente per l’Emilia Romagna della associazione Konsumer – è sempre più evidente come sia necessaria una legge che regoli la materia, rendendo non più necessario il ricorso ad inutili e costose cause civili basate su interpretazioni, seppure costanti, della legge di riforma sanitaria e di un DPCM del 2001 per costringere RSA e ASL a sospendere le loro pretese.”










