๐๐ฅ๐ณ๐ก๐๐ข๐ฆ๐๐ซ ๐ ๐๐ฌ๐, ๐ฌ๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐๐ ๐ฌ๐๐ง๐ญ๐๐ง๐ณ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐ฌ๐ฌ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐: «๐๐ข๐๐ง๐ญ๐ ๐ซ๐๐ญ๐ญ๐»
๐๐ข๐ญ๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ'๐๐ฏ๐ฏ๐จ๐๐๐ญ๐จ ๐ ๐ซ๐๐ง๐๐ก๐ข: «๐๐ ๐ฌ๐จ๐ฅ๐ ๐๐ข๐๐ ๐ง๐จ๐ฌ๐ข ๐๐๐ฌ๐ญ๐ ๐ฉ๐๐ซ ๐๐ฌ๐๐ฅ๐ฎ๐๐๐ซ๐ ๐ฅ๐ ๐ฌ๐ฉ๐๐ฌ๐»

Una battaglia legale (e sociale) durata vent'anni segna un punto di svolta decisivo per i malati di Alzheimer e le loro famiglie.
La Corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso promosso dalle eredi di un'anziana affetta dal morbo di Alzheimer e invalida al 100%, ribaltando le precedenti decisioni prese dal Tribunale.
Una vittoria importante. Anche questa volta dietro c'è l'impegno dell'avvocato Giovanni Franchi, presidente di Konsumer Emilia-Romagna.
«La Suprema Corte ha sancito un principio fondamentale: il malato di Alzheimer ha per sua natura un costante bisogno di prestazioni sanitarie, motivo per cui nulla è dovuto alla struttura ospitante per la retta di ricovero, che deve invece rimanere a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale».
La vicenda giudiziaria è iniziata quando la donna era ancora in vita e ricoverata in una casa protetta di Parma, gestita dalla cooperativa Proges.
L'obiettivo era duplice:
far accertare che la retta non fosse dovuta;
ottenere la restituzione di circa 5.000 euro già versati alla struttura.
Inizialmente il Tribunale di Parma e successivamente la Corte d'Appello di Bologna avevano respinto la domanda, condannando la famiglia anche al pagamento delle spese legali.
Dopo il decesso dell'anziana, le due figlie hanno deciso di non arrendersi e hanno portato il caso in Cassazione.
La Suprema Corte ha accolto due motivi del ricorso, sottolineando che per un malato di Alzheimer non sono mai sufficienti le sole prestazioni assistenziali, essendo necessario l'utilizzo continuo di prestazioni sanitarie e farmacologiche.
Secondo la Cassazione, nei pazienti affetti da Alzheimer le prestazioni sanitarie e quelle assistenziali sono inscindibili.
«Dal momento che la patologia stessa implica una necessità continua di cure, la sola diagnosi basta a escludere che la spesa gravi sulle tasche del malato o dei suoi parenti», spiega Franchi.
La Cassazione ha quindi rinviato gli atti alla Corte d'Appello di Bologna, che dovrà adeguarsi a questo principio e quantificare l'esatta somma da restituire alla famiglia.
Franchi sottolinea inoltre che anche il Tribunale di Parma, con recenti pronunce, ha mostrato un orientamento sempre più favorevole ai malati.
«Mi occupo di questa materia da vent'anni. Vedere che tutto ciò sta diventando quasi un diritto consolidato mi gratifica molto. Stiamo riuscendo a imporre un principio fondamentale perché le famiglie spesso non sanno letteralmente come tirare avanti per pagare le rette di ricovero».
L'avvocato dedica infine questa vittoria a Francesca Arnaboldi, ex vicepresidente di Confconsumatori, scomparsa pochi mesi fa.
«Non è solo la vittoria di un avvocato, ma di un principio di civiltà a sostegno delle persone che rischiano di impoverirsi pur di garantire cura e assistenza ai propri cari».










